Tutto cominciò da una foto

13 gennaio 2010

La mia passione per la montagna, intesa come arrampicata & c., nasce dalla foto che vedrete in calce e che ho visto sul Blog di Paoblog.

Ritrae la sua amica Silvia in azione e quando l’ho vista sono stato folgorato. Ho subito detto a Paoblog, in termini più o meno coloriti, 😀 che volevo farlo anch’io. E lui mi disse: Si può fare.

Una sera ero passato a salutarlo a casa, dove peraltro passo quasi ogni sera, 😉 e non so come siamo andati sull’argomento e sono tornato alla carica. A quel punto Paoblog ha preso il telefono ed ha inviato un sms alla Silvia, chiedendole se c’era la disponibilità in tal senso. Nessuna risposta 😦 ma in realtà dopo alcuni giorni si sono visti e ne hanno parlato.

In attesa che abbia il tempo di aggiornare al meglio questo Blog, nato ieri sera,  se vuoi sapere cosa è successo, clicca sul link in calce al post… 🙂

Ti dico solo che la mia vita è cambiata radicalmente, in meglio…

Tutto iniziò da questa foto

Una giornata indimenticabile > http://paoblog.wordpress.com/2009/07/19/una-giornata-indimenticabile/


Giro attorno alla Croda da Lago da Ponte Rucurto

31 agosto 2016

Altezza base (m): 1708 m

Altezza arrivo (m): 2462 m

Sviluppo della salita (m): 754 m

Difficoltà: E (escursionisti) (solo il tratto in discesa dopo la forcella Rossa richiede un po di attenzione essendo formato da rocce franate alcune instabili)

Punto di partenza: Da Cortina d’Ampezzo si percorre la S.S. 48 delle Dolomiti fino a Pocol (6 km). Qui ha inizio la strada provinciale 638 del Passo Giau, che si percorre fino alla località Ponte de Rocurto (1708 m), dove si trova uno stretto e lungo slargo sul quale è possibile parcheggiare (4 km da Pocol).

Descrizione della via: Raggiunto il parcheggio dove possiamo lasciare l’auto si imbocca il sentiero numero 437 che con una breve discesa conduce ad un ponte di legno che ci permette di guadare il Rio Costeana e dopo una tratto in salita ad un altro ponte, questa volta sul Rio dell’alpe De Formin.

DSC03620Dopo un tratto in salita all’interno di un bosco si giunge ad un bivio con presente l’indicazione “rifugio Croda da Lago” situato a quota 2046 conosciuto anche con il nome di Rifugio Palmieri (sentiero numero 434), ma poco prima di giungere al rifugio è possibile, giunti ad un bivio e imboccando il sentiero che va verso sinistra ammirare uno splendido panorama grazie ad una piccola terrazza situata a quota 2048 m, da li è possiamo osservare le 2 Tofane e le 5 Torri e tutte le montagne e la valle circostante.

Una volta raggiunto il lago Federa e poco dopo il rifugio il sentiero prosegue tagliando a meta il versante della montagna fino ad arrivare a quota 2277 m alla Forcella Ambrizola e una volta scavalcata si apre una stupenda vallata.

Da li, prima per un breve tratto in discesa,poi in piano e poco prima di raggiungere la forcella in ripida salita il sentiero continua fino a raggiungere la forcella Rossa a quota 2462 (punto più alto del giro).

Una volta raggiunta la forcella il sentiero continua a snodarsi attraverso una canale di rocce franate dove la traccia viene indicata da dei bolli presenti sulle rocce e dal numero 435 scritto di tanto in tanto sulle rocce stesse.

Questo risulta essere l’unico tratto in cui è richiesto un piede sicuro e bel fermo onde evitare cadute che su questo tipo di terreno potrebbero causare dei problemi anche seri.

Una volta superato il tratto di rocce franate in sentiero di snoda all’interno di un bosco fino ad intersecare il sentiero di salita e per lo stesso possiamo tornare alla macchina.

Salita il: 22 Agosto 2016

Compagni di avventura: Jessica

Opinione personale: Questo itinerario permette di ammirare dei fantastici panorami sulle valli attorno alla Croda da Lago, ma la parte migliore la si può osservare una volta scavalcata la forcella Ambrizola, da li infatti si può godere di un panorama incontaminato dove l’uomo non ha ancora potuto apportare nessuna modifica.

Continuando per il sentiero e raggiunta la forcella rossa, la traccia come scritto nella descrizione scende attraverso un canale formato da rocce franate, a mio parere quello risulta essere l’unico tratto in cui non bisogna commettere errori, sia dal punto di vista del sentiero, in quanto se non si seguono bene i bolli presenti sulle rocce è facile andare fuori traccia e poi perché un eventuale caduta su quel tipo di terreno potrebbe avere conseguenze molto gravi per lo sventurato escursionista.

In questa salita come potrete vedere nelle foto abbiamo avuto un incontro ravvicinato con due marmotte che accortesi della nostra presenza sono scappate nella tana, ma una (piu coraggiosa dell’altra) appena prima di imbucarsi nel suo buco sotto ad un grande sasso ha deciso di fermarsi ad osservarci per qualche istante permettendomi di scattargli una foto.

Questo per indicare il grado incontaminazione di questa salita.

Materiale consigliato: normale materiale da trekking.

Meteo: partiti da Bobbiaco con una lieve foschia dovuta al maltempo del giorno precedente, una volta che il sole ha iniziato a fare il suo lavoro cioè scaldare, abbiamo potuto godere di una giornata fantastica, cielo blu cobalto, una lieve brezza fresca che rendeva il clima molto gradevole e visibilità a perdita d’occhio.

Imagini dell’avventura → Giro della Croda da Lago

 


Giro delle Tre Cime di Lavaredo Da Rifugio Auronzo

26 agosto 2016

altezza base (m): 2330 m

Altezza arrivo (m): 2454 m

sviluppo della salita (m): 300 m (sviluppo 9 km circa)

difficoltà: E (escursionisti)

Punto di partenza: Rifugio Auronzo quota 2320 m

Descrizione della via: superato il paese di Cortina d’Ampezzo seguire le indicazioni per Dobbiaco fino a che non si trovano le indicazioni per “lago di Misurina”.

Raggiunto il lago di Misurina si seguono le indicazioni per Tre Cime di Lavaredo (rifugio Auronzo) , raggiunto il casello e pagati i 25€ (è possibile ovviare a questa spesa utilizzando il pullman di collegamento Misurina – Rifugio Auronzo) per il transito della proprio auto (le tariffe cambiano per pullman e mini pullman) si sale per la ripida strada a tornanti che porta fino al rifugio Auronzo.

Raggiunto il rifugio si lascia l’auto nell’ampio parcheggio, si indossano gli scarponcini e si parte per il giro attorno alle Tre Cime di Lavaredo.

Il sentiero da seguire è il numero 101 che taglia a mezza costa tutto il versante sud delle Tre Cime e porta alla cappella degli Alpini visibile subito gia dal punto di partenza e poi subito dopo al Rifugio Lavaredo.

Giunti al rifugio il sentiero prosegue a guadagnando quota continua il suo giro intorno ai tre magnifici torrioni che mano a mano che si avanza mostrano sempre di più la loro parete nord, sino ad arrivare al punto in cui si mostrano in tutta la sua bellezza.

Si continua a seguire il sentiero abbastanza pianeggiante sino ad arrivare al “Rifugio Locatelli alle Tre cime”, dove da li si ha una vista mozzafiato sulle tre Bellezze della natura.

Raggiunto il rifugio il sentiero prima scende verso ovest per poi riguadagnare quota fino a raggiungere una Malga a quota 2238 m e da li sempre per lo stesso sentiero la Forcella del Col di Medò a quota 2315m.

Superata la Forcella il sentiero porta verso un bellissimo gruppo di ometti e dopo al punto di partenza ossia il Rifugio Auronzo.

alita il: 20 Agosto 2016

Compagni di avventura: Jessica

Opinione personale: Subito dalla strada di salita che si effettua in auto si possono ammirare dei panorami mozzafiato su tutte le valle circostanti, ma lo spettacolo assoluto lo si ha una volta raggiunto il Rifugio Lavaredo e superato di qualche chilometro.

Da li in poi le Tre Cime di Lavaredo si mostrano passo dopo passo in tutta la loro maestosità e bellezza.

Una volta raggiunto il rifugio Locatelli si può godere di una fantastica visuale sui tre massicci.

Il sentiero non è per nulla faticoso fino al rifugio Locatelli, ma una volta superato quest’ultimo la traccia si snoda attraverso dei sali-scendi che a volte risultano essere abbastanza faticosi, ma non impossibili fino al raggiungimento della Forcella del Col di Medò.

Molto bello è anche il gruppo di ometti che si trovano lungo il sentiero.

Lungo il sentiero non sono presenti fontanelle se non ai rifugi.

Materiale consigliato: normale materiale da trekking.

Meteo: Partiti da Dobbiaco con il cielo coperto di nubi, piano piano queste ultime hanno lasciato il posto al sole permettendoci di gustarci dei panorami spettacolare su tutte le cime e le valle circostanti.

Una volta raggiunte l’auto le nuvole sono tornate a nascondere la parete Nord dei tre Massicci.

Imagini dell’avventura → Giro delle Tre Cime di Lavaredo da Rifugio Auronzo


Cappella Savina da Passo della Presolana

25 luglio 2016

altezza base (m): 1297 m

Altezza arrivo (m): 2085 m

sviluppo della salita (m): 800 m

difficoltà: E (escursionisti)

Punto di partenza: Passo della Presolana (BE)

Descrizione della via: una volta lasciata l’auto nei pressi del Passo della Presolana in prossimita degli impianti di risalita si imbocca una strada asfaltata che sale sul versante opposto agli impianti dove è presente un cartello che indica la direzione da prendere per la nostra meta.

Arrivati al secondo tornante che sale verso destra si lascia la strada e si imbocca il sentiero che si sviluppa all’interno di un’abetaia dove un cartello indica “Malga Cassinelli” numero 315 fino ad arrivare al baita.

Una volta raggiunta la malga si continua per il sentiero che sale sul versante destro dove in lontananza possiamo già scorgere i nostri obbiettivi ossia il il bivacco città di Clusone e la Cappella Savina.

Il sentiero in questione risulta essere abbastanza ripido e spesso attraversa ghiaioni molto scivolosi.

Discesa: per la via di salita, oppere arrivati alla Malga è possibile utilizzare la strada carrozzabile che viene utilizzata per mettere in comunicazione la malga con il paese.

Questa strada all’inzio risulta essere abbastanza ripida (a volta molto ripida) ma verso la fine spiana fino a sbucare in prossimita degli impianti di risalita presenti sul versante opposta.

Se si desidera utilizzare questa strada consiglio di parcheggiare l’auto in prossimità della pista da bob dove è presente un grosso parcheggio utilizzato molto probabilmente dagli sciatori nel periodo invernale.

Salita il: 24 Luglio 2016

Compagni di avventura: Jessica

Opinione personale: come tutte le salite in questa zona regalano un panorama a dir poco spettacolare su tutta la vallata ed in questo caso una volta raggiunta la cappella si riesce a scorgere anche il vicino lago d’Iseo.

La prima parte snodandosi con detto precedentemente in un’abetaia con il terreno umido risultava essere un po scivolosa soprattutto sulle radici che fuoriuscivano dal terreno ed essendo io poco amico delle salite nei boschi anche un po noiosa, ma una volta sbucati fuori del bosco la storia cambiava totalmente infatti si vedeva un panorama a dir poco stupendo.

Dopo il bosco la salita risulta essere abbastanza ripida e su sassi mobili fino a circa 500 metri dalla cappella.

Materiale consigliato: normale materiale da trekking (consigli l’uso delle bacchette soprattutto per la discesa sui ghiaioni).

Meteo: Siamo partiti da Milano con le auto bagnate da una pioggerella venuta giù durante la notte che ha lasciati un cielo quasi copletamente coperto di nubi che ci hanno accompagnato per quasi tutta la giornata.

Con l’avvicinarsi del mezzogiorno le nuvole hanno lasciato spazio al sole che però passata un’oretta ha lasciato subito terreno di nuovo alle nubi.

La temperatura era intorno ai 20/23°C con una lieve brezza che non dava assolutamente fastidio.

Immagini dell’avventura → Cappella Savina da Passo della Presolana


Rifugio Curò da Lizzola (Alta Val Seriana)

17 luglio 2016

altezza base (m): 1250 m

Altezza arrivo (m): 1915 m

sviluppo della salita (m): 700 m

difficoltà: E (escursionisti)

Punto di partenza: Lizzola (BE)

Descrizione della via: Una volta raggiunta la località di Lizzola e lasciata l’auto al parcheggio degli impianti di risalita presenti sul versante della montagna opposto a quello dove si svilupperà la nostra salita, si raggiunge la chiesa del paese e dopo alcuni metri di strada in salita si imbocca il sentiero che sale prima per un breve tratto attraverso prati poi si inoltra nell’abetaia presente sopra al caseggiato.

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Si continua sempre per ripidi prati e arbusti, fino ad intersecare il sentiero n. 304 che proviene dal Passo delle Miniere, si sviluppa attraverso pietraie dove sono presenti strutture in cemento che facilitano l’attraversata.

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Dopo di che si interseca il sentiero numero 305 che proviene da Valbondione e insieme si raggiunge il rifugio per un comodo e panoramico sentiero scavato nella roccia che da una bellissima visuale su tutta la valle.

Discesa: per la via di salita

Salita il: 17 Luglio 2016

Compagni di avventura: Angelo e Davide

Opinione personale: la parte iniziale il sentiero che si snoda attraverso i pratoni risulta essere quasi mangiato dalla vegetazione forse a causa delle poche ripetizioni visto il gran numero di persone che preferisce raggiungere il rifugio utilizzando il sentiero che parte da Valbondione.

Una volta raggiunto il sentiero numero 305 infatti la situazione cambia e diventa bello largo e fattibile a tutti.

Un po “pericolose” risultano essere le pietraie che si attraversano a causa del gran numero di sassi mobili e molto instabili.

Una volta raggiunto il rifugio si apre una vista stupenda sul lago artificiale e su tutta la valle sottostante che merita di essere vista.

Materiale consigliato: normale materiale da trekking.

Meteo: giornata perfetta con cielo terso e lieve brezza.

Immagini dell’avventura → Rifugio Curò da Lizzola


Monte Cornizzolo da Civate

9 dicembre 2015

altezza base (m): 331 m

Altezza arrivo (m): 1236 m

sviluppo della salita (m): 905 m

difficoltà: E (escursionisti)

Punto di partenza: Civate, Via Belvedere

Descrizione della via: Arrivati a Civate imboccare Via Belvedere e percorrerla per tutta la sua lunghezza fino ad arrivare in prossimità di un parcheggio a lisca di pesce, li conviene parcheggiare l’auto.

Una volta parcheggiata l’auto e dopo aver messo lo zaino sulle spalle scendere fino vicino tornante, una volta raggiunto imboccare la strada che sale verso destra.

Attraversato l’abitato e raggiunta la località di via del Pozzo, dopo essere passati davanti al “Crotto del Capraio” al bivio imboccare il sentiero che indica “monte cornizzolo”, seguire il sentiero numero 10 che snodandosi nel bosco conduce al monastero di san Pietro al Monte. Una volta raggiunto il santuario, continuare per lo stesso sentiero che conduce fino al rifugio Consiglieri.

Una volta raggiunto il rifugio, guardando a sinistra possiamo vedere la croce di cima, ossia il nostro obbiettivo e seguendo l’evidente sentiero in pochi minuti e 130m di dislivello possiamo raggiungere la cima del monte Cornizzolo.

Il sentiero risulta essere ben segnalato con cartelli segnavia e per questo motivo da poche possibilità di errore.

Lungo il sentiero sono presenti monti punti da cui è possibile rifornire le borracce, infatti il Cornizzolo è una meta molto gettonata anche nel periodo estivo, adatto anche a famiglie fino al santuario, dopo di questo però risulta essere un po più impegnativo a causa del sentiero formato da molti sassi mobili, ma mai ripido.

Discesa: per la via di salita

Salita il: 08 dicembre 2015

Compagni di avventura: Jessica

Opinione personale: avendo l’anno scorso percorso il sentiero che porta al Corno Birone, posso affermare una differenza abissale tra le due salite:”questa è aperta a tutti” nel senso che è molto meno difficoltosa dal punto di vista fisico tanto che a poca distanza dalla partenza si trova il santuario di San Pietro al Monte frequentato anche da famiglie e anziani che hanno la possibilità di riposare o fare un pic-nic in compagnia ammirando il piacevole paesaggio circostante.

L’unico deficit è che l’80% della salita si trova nel bosco e salendola ovviamente in questa stagione il percorso è ricoperto in gran parte da foglie che rendono il terreno scivoloso e nascondono la presenza di sassi, il che porta ad avere una maggiore attenzione a dove si mettono i piedi!

Detto questo il panorama che si ammira all’arrivo in vetta appaga la fatica fatta per arrivarci.

Materiale consigliato: normale materiale da trekking.

Meteo: Partiti da Milano con una fitta nebbia, mano a mano che ci avvicinavamo alla nostra meta dalla strada si potevano ammirare le cime del comprensorio delle Grigne completamente sgombere da qualsiasi tipo di velatura e contornate da un’incantevole cielo azzurro.

Nonostante l’inverno alle porte la temperatura era gradevole, da “felpetta leggera”, grazie anche alla quasi totale assenza di vento.

Immagini dell’avventura → Monte Cornizzolo


Jacopo Larcher ripete Lapoterapia a Osso

2 dicembre 2015

Articolo Tratto da Planetmontain.com di Riky Felderer

Lapoterapia è un tiro di cui parlo volentieri per vari motivi. Primo perché fa parte di uno di quei gioielli che per molte ragioni per lo più legate al caso, è rimasto fuori dal circuito del marketing “facile”. È un tiro con una storia normale, ma legata a nomi che sono portatori di qualità e lavoro silenzioso e spesso reclusi in una zona d’ombra. Chiodato in un periodo storico facilmente identificabile dall’inossidabile Maurizio Pellizzon, è stato liberato con grande soddisfazione da un altro eroe silenzioso, Alessandro Manini. Poco conosciuto ai più, Manini è un fortissimo local ossolano, schivo e umile, che ha liberato il tiro all’età di 45 anni, nel 2012 durante le pause del lavoro.


Manini vanta una storia di oltre vent’anni di scalata a livelli altissimi, di aperture importanti e prime salite altrettanto significative. I suoi tiri, i gradi e gli anni in cui sono stati fatti hanno sempre suscitato rispetto da parte dei ripetitori (come Profondo Rosso e A denti stretti a Balmanolesca, per citarne un paio). Nel 2013 Lapoterapia ha visto protagonista della seconda ripetizione il fuoriclasse Gabriele Moroni, che l’ha ripetuta e ne ha confermato il grado. Ripetizione fatta in condizioni meteo decisamente estreme per via del gran caldo.

Quindi a fine novembre 2015 un altro big della scalata, Jacopo Larcher, scappando dal maltempo di Bludenz in Austria (dove risiede attualmente) è venuto a trovarmi per provare qualcosa di interessante, difficile e non scontato. E dopo due giorni di tentativi è venuto a capo di questo tiro, firmandone la terza ascensione. Ma la storia va avanti, e l’Ossola è terra di storia ma anche di ricerca in ambito arrampicatorio, e a volte anche di conflitto! Permettetemi il gioco di parole, in queste valli il trad si è confrontato con la tradizione, facendo nascere nuove falesie di riferimento come Cadarese e Yosesigo. E anche Lapoterapia, a detta di Larcher, sembrerebbe poter essere scalabile senza usare gli spit.

Continua a leggere qui -> Jacopo Larcher ripete Lapoterapia a Osso


Le 5 mete escursionistiche alpine invernali più apprezzate

29 ottobre 2014

Le escursioni, che siano di inverno o d’estate, rappresentano spesso il modo migliore per immergersi al meglio nei contesti naturalistici, scoprire località nuove, avvicinarsi ad ambienti incontaminati, e dimenticarsi di pensieri e routine.  Tra rocce, valli e panorami mozzafiato le alpi ospitano alcuni dei percorsi più interessanti per gli amanti della natura con proposte che possono variare dalle passeggiate di circa 30 minuti ad escursioni di più  giornate.

Tra le mete escursionistiche alpine più apprezzate nella stagione invernale, Prontohotel, comparatore di prezzi hotel un breve elenco delle località più apprezzate per chi ha la passione per questi paesaggi.

  1. Alpe di Susi: nel cuore delle Dolomiti, questo è il luogo ideale per itinerari  escursionistici, respirare l’aria incontaminata e godersi momenti unici intercettano la fauna anche in pieno inverno.

  2. Alpe di Villandro: sentieri escursionistici, flora selvatica e suggestivi laghi di montagna, può considerarsi uno dei luoghi più belli dove godersi il panorama più emozionante delle Dolomiti.

  3. Alpe Cermis: da qui è possibile fare esperienze di trekking ed escursioni a contatto con la natura e scoprire i laghetti di lagorai dopo aver superato una vallata. Il panorama è assicurato.

  4. Sesto in Alta Val Pusteria: Con le racchette da neve, il paesaggio di sesto può essere scoperto in un modo unico a contatto con la natura e le cime che svettano in un questo contesto sono in grado di regalare energie uniche.

  5. Val di Pejo: escursioni alpine per raggiungere i laghi della zona. Natura, pace ed equilibrio solo alcuni degli aspetti di un escursione e trekking tra i sentieri innevati di questo esempio di paesaggio armonioso.